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Un'infermiera strinse tra le mani un vecchio cuscino rosa subito dopo la morte del marito: ciò che trovò cucito all'interno la fece cadere in ginocchio.

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Quel tipo di situazione che ti lascia in piedi in un corridoio d'ospedale con in mano un oggetto che ancora non comprende, mentre il mondo continua il suo corso normale intorno a te.

La storia di Ember non offre una semplice lezione sui segreti, sulla comunicazione o sul modo giusto di amare qualcuno che è malato.

Ciò che offre è qualcosa di più tranquillo.

L'immagine di un uomo che ha trascorso gli ultimi mesi della sua vita assicurandosi che la donna che amava avesse qualcosa a cui aggrapparsi quando lui non ci sarebbe più stato per guidarla.

E l'immagine di una donna che aprì un cuscino rosa in un parcheggio e trovò tutta la sua vita riflessa in ventiquattro buste, e che prese quell'amore, quel dolore, quella furia e quella tenerezza e ne costruì qualcosa.

Qualcosa con le pareti verde salvia e il suo nome sopra la porta.

Una scelta fatta da lei.

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