Dopo aver trascorso 85 notti in una cella fredda e squallida, dormendo su un materasso umido che odorava di putrefazione, Isabela ha visto il suo mondo crollare, mentre l'uomo che l'aveva messa incinta festeggiava il suo fidanzamento con lo champagne.

Ciò che l'ha davvero distrutta non è stata la prigione in sé, ma il ricordo da cui non riusciva a fuggire.

Mateo, l'uomo che lei amava, di cui si fidava e a cui aveva dato tutto, si presentò in tribunale e le voltò le spalle senza esitazione. La lasciò addossarsi la colpa di crimini che aveva pianificato con cura, usandola come perfetto capro espiatorio per salvarsi e assicurarsi un matrimonio vantaggioso.

Ormai quasi all'ottavo mese di gravidanza, Isabela sopportava notti gelide in una sottile uniforme carceraria, a malapena in grado di riscaldarsi. Le sue mani erano screpolate per le interminabili fatiche, ma si teneva la pancia con le mani, determinata a proteggere i suoi gemelli non ancora nati.

Il dolore che provava non era solo fisico: era un tradimento nella sua forma più crudele.

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